L’importanza degli effetti sismici locali emerse già nel 1846, quando lo scienziato Leopoldo Pilla nella “Istoria del tremuoto che ha devastato i paesi della costa toscana il 14 agosto 1846”, sosteneva che “La esperienza ha dimostrato in Italia che i paesi sono flagellati dal tremuoto principalmente in ragione della natura e forma del suolo in cui sono situati […] si può ad essi assegnare l'ordine crescente che segue di esposizione al pericolo: paesi situati sopra monti di rocce sode; paesi in pianura; paesi giacenti sopra poggi di rocce friabili". Nonostante le osservazioni di Pilla, dovranno trascorrere 50 anni prima che in Italia venissero ripresi tali argomenti.

Il primo studio di microzonazione sismica in Italia è rappresentato dalla relazione di Mario Baratta a seguito del grande terremoto del 1908, che distrusse interamente le città di Reggio Calabria e Messina (Mw=7.2; XI MCS). Lo scopo della relazione è la comprensione del fenomeno, attraverso una ricostruzione dettagliata dei danni agli edifici, in rapporto ad alcune caratteristiche morfologiche e geologiche del terreno. Dallo studio emergono anche indicazioni generali per la pianificazione della ricostruzione che verranno integrate nelle norme tecniche per la ricostruzione diramate attraverso il R.D. n. 193 del 18/04/1909. Infatti, oltre all’introduzione di una prima classificazione sismica nazionale, tale decreto riportava il divieto di costruire su “terreni posti sopra o presso fratture, franosi o atti comunque a scoscendere, od a comunicare ai fabbricati variazioni e sollecitazioni tumultuarie per differente costituzione geologica o diversa resistenza delle singole parti di essi”.

 

Dal 1908 al 1970, la relazione di Baratta rimane l’unico studio di microzonazione sismica in Italia, mentre all’estero sono stati sviluppati studi sull’argomento sin dagli anni ’50. In Giappone gli scienziati Kanai e Tanaka, a partire dal 1952, pubblicarono una serie di studi a sostegno dell’esistenza di una forte correlazione fra le caratteristiche geologiche locali ed il contenuto in frequenza del rumore microsismico di fondo. Nel 1965, lo scienziato sovietico Medvedev propose un metodo di microzonazione sismica che, anche grazie alla sua semplicità, ebbe una larga applicazione negli anni successivi.

A partire dal terremoto di San Francisco (1957) e per i successivi eventi di Città del Messico (1986), Kobe (1992) e Izmit (1999) sono stati condotti studi volti ad evidenziare come l’azione sismica possa essere alterata dalle caratteristiche geologiche locali.

Per quanto riguarda l’Italia, tra il 1970 ed il 1980 vengono effettuati solo tre studi di microzonazione sismica “sperimentale” condotti con metodi a basso costo e di tipo speditivo (applicando le metodologie proposte da Kanai e da Medvedev) sulle aree di Val Rosandra (1970), Matera (1973) e di Palermo (1979); tali studi non sono legati ad eventi sismici recenti e non ebbero nessun impatto sulla normativa vigente.

In seguito del terremoto di Ancona (1972) e del Friuli (1976) vengono invece effettuati in fase post-evento due veri e propri studi di microzonazione sismica (Ancona e Tarcento) con estesa raccolta dati di sondaggi prodotti ad-hoc e modellazione 1D e 2D, che getteranno le basi metodologiche per gli studi futuri.

Successivamente al terremoto dell’Irpina del 1980, vennero promosse le attività del Progetto Finalizzato Geodinamica a supporto della ricostruzione delle aree colpite, che coinvolse il CNR, numerose Università, centri di ricerca privati e regioni. Questa fu l’occasione per applicare estensivamente quanto emerso dalle esperienze di Ancona e di Tarcento: si tratta infatti di un punto di svolta in quanto sono ben 39 i centri abitati della Campania e della Basilicata coinvolti. Data la grande estensione areale, vi è stato un largo impiego dei metodi speditivi di tipo essenzialmente quantitativo, mentre particolare importanza hanno le indagini geomorfologiche che si concentrano sulla delimitazione delle aree con terreni instabili.

Come prodotto dell’attività scientifica svolta nell’ambito del Progetto Finalizzato Geodinamica, nel 1986 il CNR pubblica gli "Elementi per una guida alle indagini di Microzonazione Sismica", il cui scopo è fornire, ad un pubblico specializzato, un orientamento critico alle indagini di microzonazione sismica, tenendo presenti le esperienze condotte sul territorio nazionale nell’ultimo decennio.

Un’altra importante esperienza viene condotta a seguito del terremoto dell’Umbria-Marche del 1997. Sulla base della loro rappresentatività, in termini di situazioni stratigrafiche e geomorfologiche locali, saranno 60 le località dove verranno condotti studi di microzonazaione sismica, che avranno importante impatto nell’ambito della ricostruzione.

Dal 1997 la Regione Toscana promuove indagini geologiche, geotecniche e geofisiche su numerose località, attraverso il “Programma VEL (Valutazione Effetti Locali)”, con lo scopo di caratterizzare le aree a comportamento omogeneo sotto il profilo della risposta sismica locale, fornendo indicazioni utili alla progettazione edilizia e alla pianificazione territoriale.

Un importante punto di svolta è segnato dall’evento del 2002 di San Giuliano di Puglia (Mw 5.8): da questo momento la microzonazione sismica viene vista come uno strumento di prevenzione del rischio sismico e non più di gestione dell’emergenza.

Il progredire delle diverse esperienze e la crescente eterogeneità degli approcci, ha portato nel 2006 all’istituzione di un Gruppo di Lavoro, composto da tecnici ed esperti nominati dalle Regioni e dal Dipartimento della Protezione Civile, per definire gli “Indirizzi e criteri per la Microzonazione Sismica” (ICMS, 2008). Tale pubblicazione definisce i metodi di indagine ed i criteri di utilizzo dei risultati delle analisi di microzonazione sismica, costituendo un riferimento nazionale per gli studi finalizzati alla caratterizzazione sismica del territorio.

Gli ICMS sono stati immediatamente messi alla prova nel 2009, a seguito del sisma de L’Aquila, infatti, nel mese di maggio, dello stesso anno, è stato avviato un piano di microzonazione sismica che ha riguardato i comuni che hanno subito un’intensità macrosismica almeno pari o superiore al VII grado MCS.

Discorso analogo è avvenuto a seguito del terremoto emiliano del maggio 2012, dove la Regione Emilia-Romagna ha ritenutonecessario di procedere alla realizzazione degli studi di microzonazione sismica nei centri abitati e nelle aree di potenziale ricostruzione ed espansione dei Comuni in cui sono stati osservati effetti di intensità macrosismica pari e superiore al VI grado MCS.

Successivamente al terremoto de L’Aquila del 2009 sono stati emanati nuovi provvedimenti legislativi, tra i quali la legge n.77/2009, la cui attuazione dell’Art. 11, affidata al Dipartimento della Protezione Civile, è regolata attraverso diverse Ordinanze che individuano nella microzonazione sismica uno strumento chiave per l’avvio di una strategia di mitigazione del rischio sismico del territorio a scala comunale.


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